La donna vitruviana

Sono a lavoro e mentre mi occupo delle mie lego, sono anche nel vortice di pensieri, penso a tutte le cose che sto procrastinando, compreso lo studio sia per l’università che per quel benedetto esame andato male. E penso che forse ho esagerato, che forse dovrei vivere serena e contenta senza volere rivincite, ma limitarmi a montare i miei pezzi di lego per le mie otto ore al giorno. Sono lì che non riesco proprio a fermarmi il cervello: va a mille e mi sento una fitta alla Zeno Cosini, un dolore lancinante proprio in mezzo al petto. Ad un certo punto vado verso una mia collega, quella con cui sono un po’ più in confidenza e le confesso il mio malore.

Nel frattempo cambio colore, sono diventata completamente grigia in faccia. Lei mi accompagna in un posto meno affollato mi offre un bicchiere d’acqua e tenta di distrarmi.

Una parola dopo l’altra piango, piango come se avessi tenuto tutto troppo dentro, non riesco a fermarmi.

Il giorno dopo il signor Battiston, titolare della ditta, ci comunica la decisione infelice di dover chiudere tutto, mandare in cassa integrazione tutti e chi è interinale come me, come se fossimo in un film di Harry Potter, lo congela.

Che non sono altro che belle parole per dire: “é stato un piacere, ma non abbiamo più bisogno di te”.

E così, sono triste perché anche questa è finita e mi dispiace per qualche collega a cui ho voluto davvero un gran bene ma, prendetemi per pazza, sembra che il tempo che credevo di non avere mi si sia materializzato davanti all’improvviso.

Quindi inizia il mio tour de force e il giorno dopo sono già sotto i libri a sottolineare e farmi i riassunti e a cercare di memorizzarmi tutto.

Passo le “vacanze di Natale” così.

Tra dolci artigianali e dispense da studiare.

Finché non arriviamo a due giorni prima dell’esame.

Sono quasi a fine. Sto cercando di mettere insieme tutto quello che ho appreso a proposito di anatomia quando il mio telefono inizia a suonare all’impazzata.

Ed è la segreteria della federazione che mi comunica che se voglio sostenere l’esame nella data stabilita devo assolutamente fare il test scritto 48 ore prima della prova orale. Secondo i calcoli, miei e della signorina all’altro capo del telefono, insomma devo farlo proprio quel giorno lì all’improvviso.

Rimango ammutolita per una frazione di secondo. Poi realizzo. Jedi è al mio fianco, solo poco prima mi stava aiutando a ripassare ascoltando l’elenco di tutte le inserzioni, connessioni e funzioni di un muscolo e adesso dobbiamo sostenere un’esame!

Sono decisamente nell’iperuranio. Vengo da lì ormai non ci sono dubbi.

Quindi accedo alla piattaforma, io con la mia dinosaurite cronica non trovo assolutamente il test che devo svolgere e sono nel panico totale.

Nel frattempo il telefono suona ancora, è un mio collega che ha dato il mio numero ad un suo amico per un lavoro.

Poi mi chiama l’amico direttamente.

Ci fisso mentre armeggio con il pc, sono totalmente distratta e fisso un’improbabile colloquio per il mattino seguente.

A fine della telefonata sono pronta.

Jedi mi chiede se ho fatto pipì. Come ai bambini prima della gita.

E sì, anche quella è stata fatta. Siamo operative come sempre.

Che se non avessi lei che mi ricorda quanti colpi sono in grado di reggere e anche quanto sono stronza alle volte, la mia autostima sarebbe fottuta.

Quindi riusciamo a trovare il link. Mi si apre come per magia il test, varie pratiche pre esame da sbrigare e il timer parte, calcolando i 30 minuti più emozionanti della storia.

E sono trenta domande. io super in ansia e Jedi che come se fosse il maestro Miyagi mi massaggia pure le tempie oltre a darmi la certezza di qualche risposta esatta al mille per mille.

Poi, finita l’agonia, il risultato ci fa esultare e mimiamo una ola e dei salti e insomma facciamo un gran baccano.

Mi cala la tensione, tutto passato più o meno. Sì, sono soddisfatta, ma sono solo a metà percorso: tra 48 ore me la vedrò con la parte orale e, lo sapete io non so parlare, per questo scrivo.

Sono contenta, stavolta avevo studiato.

Continuo ad odiare i test a risposta multipla ma ho dato io meglio di quello che potevo dare, in tutta la mia disorganizzazione che, credetemi, è durissima conviverci pure per me.

Il giorno dopo mi aspetta un colloquio vi ricordate? Quello che ho fissato un minuto prima dell’esame e anche stavolta si tratta di una cosa del tutto nuova.

Mentre sono in viaggio per raggiungere questa nuova fabbrica, mi domando se ci sarà mai un punto di svolta. Ma probabilmente sono così abituata a saltare di palo in frasca che un lavoro a tempo indeterminato mi farebbe sentire in gabbia?

Ed oggi siamo a metà settimana ed è il giorno x. Il giorno da segnare sul calendario,

il giorno in cui riesco a dare l’orale e concludo questo ciclo e mi sento sollevata e finalmente senza pensieri. Durerà poco… nelle prossime puntate ci aspettano gli esami universitari!

Però abbiamo vinto la prima sfida di questo nuovo anno!

E ancora provo gratitudine per la mia Jedi che è sempre con me e che continua a credere in me pure quando sbaglio.

Per concludere ripenso inevitabilmente a tutti i miei corsi, esami, attestati di ogni genere e grado e questo è quello che mi è costato più sacrificio di tutti.

Oggi mi sento proprio come la donna vitruviana.

Tiriamo le somme e Ringraziamo

É passato un anno, che è decisamente più di quanto mi aspettassi da me, da quando ho pubblicato il mio primo post qui su questo spazio solo mio.

Tutte le volte che qualcosa finisce e ne sta per iniziare un’altra, si fanno i conti. Si inizia una sorta di inventario, un bilancio in questo caso del mio anno.

Sono cambiate un sacco di cose dall’anno scorso. Oggi non piove ad esempio.

C’è la nebbia però, una nebbia che sembra uscita da un romanzo di Stephen King.

Questa nebbia oggi, che mi rintana in casa e anche oggi “cindolo” per riprendermi dagli stravizi della notte appena passata.

Sono qui ferma a cercare di fissare su questo foglio virtuale le mie riflessioni sull’anno che ho appena salutato e a cercare di fissarmi una lista di buoni propositi da depennare.

Nonostante sia stato un anno difficile, è stato un anno movimentato che ho di gran lunga preferito alla stasi dei dodici mesi che lo hanno preceduto.

Prevale in me la voglia di ringraziare per tutto quello che ho, che ho raggiunto, a cui mi sono avvicinata e non ho ancora avuto, e anche per quello che non ho più e sono contenta di non avere.

Se dovessi partire dalle persone, ringrazierei le persone più vicine.

Ringrazio mio figlio perché mi sopporta, mi vive tutti i giorni, vive le mie distrazioni e anche le mie pressioni su di lui, lo ringrazio perché nonostante i miei sbagli mi perdona e mi fa sentire un’eroina.

Lo ringrazio perché mi tiene al passo coi tempi, mi aggiorna sulle cazzate da adolescenti quali meme, musica contemporanea e slang dei giorni nostri. Lo ringrazio anche dell’impegno che sta mettendo nello sport che gli piace, che mi riempie di orgoglio e mi fa sorridere.

Ringrazio i miei genitori che mi hanno forgiato così, apparentemente rigida e dura come la roccia ma che con un cuore fragilissimo che mi permette di scrivere.

Jedi la ringrazio per la pazienza e per i confronti continui con la mia anima inquieta.

Vanessa sono giorni che la penso e la voglio ringraziare perché senza di lei non avrei materializzato nella pratica nessuna delle grandi imprese che volevo materializzare.

Ringrazio il mio mitico Jabba fonte di ispirazione e spalla immancabile alle riunioni familiari e anche perché abbiamo passato insieme qualche bella giornata in relax sia in Montagna che sotto l’ombrellone e non mi ha fatto mancare neanche una cena in sua compagnia.

Ringrazio Consuelo, mia amica di sempre, che anche se ci facciamo travolgere dalla vita di tutti i giorni, ci sentiamo e ci siamo sempre l’una per l’altra da quando ci siamo conosciute. Se non è amore questo, dove altro potrei cercarlo?

Ringrazio anche Cecilia perché c’è stata anche lei a modo suo e con i suoi tempi e anche lei ha continuato a seguire il blog dal bagno di casa sua.

Ringrazio tutte le persone che ho conosciuto da marzo ad oggi nei miei tre, quattro cambi di lavoro.

Il primo è Memolo che è stato il mio pensiero costante di questi giorni e che sono stata tentata di grattarmi di nuovo la testa, ma pensare a lui mi ha fermato.

Ed è stata l’ispirazione per capire parte di quello che spero un giorno poter realizzare.

Ringrazio Carotone perché fare i mercati con lui è stato super divertente e per finire ringrazio anche tutti i miei colleghi dell’ultima esperienza lavorativa di Legoland, che al momento appare una situazione passata ma probabilmente non è finita qui.

E per ultimo ma non meno importante ringrazio U.B. che nonostante mi sia impuntata di eliminarlo dal mio raggio d’azione, qualcosa una volta al mese mi ha riportata da lui, quindi probabilmente avevo qualcosa da imparare anche da lui.

In ogni caso lo ringrazio, perché se non fosse comparso nella mia vita forse avrei vissuto fingendo felice e contenta.

Ringrazio anche voi, che mi leggete e mi avete fatto compagnia, leggendomi, in questo anno movimentato e altalenante che a tratti ha sfiorato i toni di una sitcom.

Ed invece sono qui, questo capodanno, in silenzio nella mia casa vuota e sto al passo con i miei tempi di questa giornata senza pretese.

E sono, se non contenta serena, poi non sono sola sola, M. F. è stato con me per tutte le vacanze e un po’ di libertà mi ci voleva. Inoltre ho il mio gatto che mi gira intorno e che stanotte ha dormito ai miei piedi.

Ringrazio la mia palestra, che quest’anno è ancora aperta e forse domani potrò allenarmi, tanto per potermi sentire meno in colpa per gli sgarri natalizi e dei cenoni di capodanno.

Ringrazio la mia insegnante di Pilates e spero che presto la onorerò per quanto mi ha insegnato in questi anni.

Ringrazio anche tutte la prove fallite che mi hanno comunque fatto capire quanto era importante per me affrontarle e superarle.

Insomma è stato un anno di alti e bassi, di iperboli di ogni genere, ma è stato un anno di crescita importante che mi ha insegnato che nonostante i pianti, i momenti che ho creduto di non farcela,

le delusioni, persone che sono apparse e scomparse dalla mia vita… nonostante questo ho imparato quanto è potente la volontà.

E sono grata di essere qui ed ora e come ho detto ad U.B. di recente “rifarei tutto, senza rimpianti e nello stesso identico modo”.

Detto questo, auguro a tutti noi un buon 2022

Il pozzo

La mia sfida con il corso a cui dovevo partecipare è andata bene al cinquanta per cento.
Sì, perché non era vero che non ero abbastanza preparata per la pratica. Ho avuto la migliore maestra possibile e questo non può togliermelo nessuno.
Dovevo studiare di più e insomma dovrò rendere metà dell’esame. Ecco, l’ho scritto. Lo vedo nero su bianco anche se non ne avevo bisogno. Lo so, sono due settimane di crisi e di pianti senza grida, due settimane che penso al mio fallimento.
Due settimane che mi fustigo da sola e che mi sono letteralmente rinchiusa in casa perché non avevo voglia di affrontare il mondo fuori. Come se avessi scritto in fronte che ho fallito.
Poi, dopo due settimane di rimuginamenti sempre con l’immancabile sostegno di Jedi e spinta dal sogno di stanotte in cui metto insieme sia lei che la mia “maestra” di Pilates, mi decido a chiedere aiuto.
A chi altri posso chiedere se non a lei che mi ha dato il la?
Sì, l’ho pure sognata. Sì, forse chiedere aiuto è anche umano e io sono decisamente umana.
E che cosa ottengo come risposta? La migliore delle risposte possibili… Lei, che ha un miliardo di cose da fare, si è proposta di dedicarmi il suo tempo per aiutarmi… E stasera piango perché sono contenta di questa meravigliosa risposta che ho ricevuto. Avevo voglia di scriverlo, non mi faccio più fregare dagli esami falliti. E oggi so che questa sfida la voglio vincere. Se una cosa la vuoi, il modo per ottenerla lo devi trovare.

Fif.A

Sembra tutto pronto.
Durante questa calda estate di lavoro e palestra, mi sono decisa ad affrontare una sfida a breve
termine.
Una di quelle cose che E.F. mi ha sempre boicottato.
Ma una sera di quelle in cui andavo ad allenarmi in palestra ad orari improponibili salta cena,
eccotelo lì, mirabile visione, mi appare in tutto il suo splendore il più bello tra i belli, il principe
azzurro sicuramente gay. È lì, di la dal bancone, che mi misura la temperatura mostrandomi un
super sorriso smagliante.
Ed io, come un ebete, ricambio il sorriso sotto la mia mascherina.
Raggiungo la sala pesi e appena ho finito di fare tutti gli esercizi presenti nella scheda, mi decido.
Tornata a casa mi iscrivo ad un corso super serio.
Sì, sono motivata da un sorriso di uno sconosciuto gay ma sono motivata. Voglio sorridere come lui.
A cinque giorni dalla data di inizio corso, ricevo la telefonata dalla segreteria e mi avvertono che il
corso è stato annullato. Mi chiedono se voglio il rimborso e senza esitare dico di no. Troverò
qualcos’altro.
Così, un po’ triste, mi controllo tutte le proposte in vetrina sul sito di questa federazione sportiva e
alla fine decido che me ne infischio e provo un’altra cosa che E.F. mi ha sempre scoraggiato persino
a pensare di poter fare, ma che voglio fare da anni. Però stavolta dovrà essere tutto perfetto.
Mi rimbalzano in testa due, tre date in due, tre città diverse. I giorni non combaciano con gli
impegni lavorativi, quindi devo stare calma e decidermi a rimandare ad un momento meno caotico.
Susseguono conversazioni telefoniche tra me e una delle segretarie della struttura, se mai la dovessi
incontrare di persona le devo sicuramente un caffè, anche solo per la pazienza.
Finché non arriva la sera della cena con le compagne di corso della palestra. Ne avevano già fatta
una, e io ho sbidonato.
Stavolta non mi posso tirare indietro, anche se ci penso. Per impedirmi di farlo, fisso un
appuntamento per una visita medica poco prima almeno non rischio di farmi inghiottire dal divano
che mi tenta se rientro a casa.
Non mi tiro a super figa. Solo un dettaglio, ho deciso di portare un paio di scarpe nuove, che non
metto mai perché non si è mai presentata l’occasione.
Arriviamo al ristorante. Quando siamo nel parcheggio di fronte, dico a Jedi che forse sono più a mio
agio con le solite scarpe.
Lei scuote la testa e mi dice di no, non se ne parla.

Entriamo nel locale e una manciata di donne di età varia inizia a fare conversazione su vari
argomenti ma ovvio che il principale sono tutti i corsi che frequentiamo insieme.
Ci manca terribilmente la nostra insegnante di Pilates.
A me manca tantissimo.
A metà cena scopro che dovrà raggiungerci una guest star.
Proprio come negli eventi mondani, il nostro principe azzurro gay ci degnerà della sua presenza al
nostro tavolo.
E allora sì che inizio a fare i capricci: “Jedi, voglio andare a casa! Jedi, non ce la faccio. Oddio farò
scena muta!”. E lei per tutta risposta mi riempie il bicchiere di vino, che decido di buttar giù come
se fosse una medicina.
Eccolo che arriva e io vado a prendermi un bel respiro in bagno. Al ritorno, lui è già seduto al
tavolo.
Non mi ricordo neanche come, ma alla fine monopolizzo la sua attenzione e anche la
conversazione. Gli tiro fuori una pantomima interminabile di lamentele sulle cose che, a mio parere,
nel servizio offerto dalla palestra mancano. Sembro una sindacalista dei consumatori.
Ma a fine cena, e anche questo non mi ricordo né perché né per come, ci stringiamo pure la mano e
gli faccio la solenne promessa che alla fine questo corso lo farò eccome!
Ed eccoci qui, a pochi giorni dalla partenza. E come dicevo quando ho iniziato, sembra tutto pronto.
Ho chiesto al capo un giorno di ferie almeno con un mese di anticipo. Ho comprato uno zaino su
misura per questa impresa. Calzini antiscivolo, nuovi leggings… porterò pure le t-shirt della
palestra almeno farò pubblicità occulta.
Mi decido a prenotare dove dormire e sono così decisa che, per errore, prenoto una quadrupla anche
se sono sola. Sento già l’emozione del viaggio quando mi chiama la titolare del Bed and breakfast e
mi chiede se ho esagerato con l’acool al momento della prenotazione. Secondo me dentro di se si sta
chiedendo anche se non ho pessime intenzioni tipo subaffittare la stanza o altro, perché ho prenotato
una camera gigante e sono da sola, ma non ha il coraggio di domandarmelo.
Ho acquistato anche il biglietto del treno. Freccia rossa batte intercity. Come sostiene Jabba nel
nostro scambio di messaggi, gli intercity ormai non li prende più nessuno.
Sono pronta e terrorizzata. É la seconda volta che mi sposto da sola. Sono le mie ferie.
Direzione Bologna, non dico niente per scaramanzia perché finché non vedo non credo come San Tommaso.

Credo che piangerò, sono un’anima fragile e mi verrà da piangere sicuro una volta riuscita ad
arrivare sul secondo treno e forse quando arriverò alla stazione di Bologna pubblicherò una storia su
instagram con un paio di pezzi di Guccini che mi fa compagnia da giorni.
Bologna è una vecchia signora dai fianchi un po’ molli, e ancora alla stazione di Bologna arrivò la
notizia in un baleno… notizia d’emergenza agite con urgenza che Emme sta per scendere dal treno!
Bologna per me provinciale Parigi minore.
Fine dello stacco musicale.
Mi mancano i libri, devo pensare a che libri portare con me. La macchina fotografica la porto?
Ho desiderato così a lungo questa partenza che non mi sembra neanche vero.
E sono ad un passo dal materializzare tutto. E sì, mi sento definitivamente defibrillata. Sì, sento gli
elettrodi attaccati al torace e la scarica elettrica che mi rianima.
Sì, mi sento il cuore a mille come Calcutta ma senza la tachipirina.

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Ho la tachicardia, lo stomaco chiuso. Mi sento come prima di un appuntamento che desidero che vada in maniera strepitosa e anche come quando ho preso il mio primo aereo. E per inciso, Jedi era con me anche in quel momento catartico.
A stento riesco a crederci, mi vengono a galla tutte le paure del modo. E se combino qualche disastro? Oddio, ma sarò in grado? Ho preso una decisione così alla rinfusa come quando ti butti per la prima volta da un trampolino (cosa che per altro, non ho mai fatto).
Ma in cuor mio so che questa sarà una sfida e un momento di crescita forte.
La vertigine non è la paura di cadere ma voglia di volareeee.
Mi canto il Jova in questa pausa pranzo in cui mi sono nutrita con una mela. Non riesco a mandare giù nient’altro.
Ma era questo che ero fermamente decisa a sentire.
Questo qui e ora, e riesco a calmarmi solo scrivendomi delle folli mail da sola.
Ce la devo fare. Le passioni servono a farci sopportare i lavori monotoni e il tran tran di tutti i giorni e questa è la mia avventura. Ho deciso di affrontarla nonostante le sensazioni alla Woody Allen in preda ad Astinenza da aspirina di affrontare il tutto con la mia risata isterica sulle labbra.

Ho più idee che santi in camera

Ho più idee che Santi in camera.

Me lo sento ripetere da sempre. Spesso in questi giorni me lo ripeto pure da sola ma a volte queste idee vanno assecondate!

Ed eccovi l’aggiornamento mensile:

Insieme alle idee, una Santa , oltre a Jedi, sicuramente c’e l’ho. Senza di loro che mi hanno assecondato e mi hanno aiutato a realizzare il mio progetto top secret di cui vi accenno da mesi, non sarei riuscita a metterlo in atto.

Ci pensavo almeno da dieci anni se non di più e devo cogliere l’occasione per ringraziare colei che ha reso possibile il realizzare la parte pratica di questa folle idea e senza di lei non avrei mai compicciato niente, quindi un super grazie a caratteri cubitali alla mia amica Vanessa, che mi ha ascoltato, supportato sostenuto da mesi e, come la fata madrina di Cenerentola dotata della sua bacchetta magica, mi ha aiutato a compilare le scartoffie burocratiche e a decifrare messaggi subdoli fino al condurmi al fatidico giorno uno del progetto che adesso sento di potervi rivelare.

Mi sono immatricolata all’università!

Non frequento, mi guardo le video lezioni on line la sera dopo lavoro e dopo la palestra, mentre tutto il resto del mondo guarda “Squid Game”. Sono stracontenta. Ho scoperto un sacco di cose e adesso mi sono fissata con l’affascinante teoria del comportamentismo, anche se io mi ritengo l’eccezione alla teoria in questo caso specifico. Mi sono capitati un paio di intoppi con lezioni che si bloccano o cose simili ma per ora neanche gli ostacoli mi stanno fermando.

La seconda folle idea riguarda un corso che fino a che non sono fisicamente lì meglio non parlare, giusto per scaramanzia.

Il mio coinquilino preadolescente invece sfida l’abbassamento delle temperature andando in giro senza giubbotto, tanto per farmi passare da mamma degenere, o perché vuole boicottare la scuola?

Quindi potete immaginare che giramenti!

In più la scuola quest’anno è iniziata in malo modo. Con due belle note prese i primi quindici giorni dall’inizio. Ma almeno, come dico a lui, la sua rabbia viene fuori. Preferisco che sia un preadolescente arrabbiato piuttosto che un musone. Io facevo parte dei musoni. E almeno lui vuole comunicare. Io, seppure con muso, non rompevo le scatole quindi diciamo che apparentemente non davo noia a nessuno ma poi sono esplosa tutta insieme, quindi forse a conti fatti sarà meglio così? Ai posteri l’ardua sentenza. Insomma, facendo il paragone con la batteria della macchina, se dopo una nottata di freddo non parte è un pò come lui che grida e professa la sua rabbia.

E come si può cambiare la batteria, se almeno mi dimostri rabbia in qualche modo si può intervenire.

Poi comunque nonostante le rabbie ci godiamo anche dei momenti sereni, ad esempio le nostre conversazioni a tavola mi piacciono un sacco.

Stasera mi ha raccontato un sacco si cose sui suoi amici. Io non raccontavo una cippa ai miei vecchi.

Un’altra grande novità è che ha iniziato uno sport e sono davvero fiera di lui, uno sport meglio se di squadra, ci vuole.

Ripenso a quando me lo portavo dietro in palestra ed era tutto una lamentela, ma adesso che mi congelo e me ne sto immobile, a seguirlo mentre gioca a basket non si lamenta più. Si muove, non sente la fatica e l’allenatore ci sa strafare, bisogna ammetterlo. Per proseguire la lista delle idee, domani progetto di cambiare in solitaria la batteria del mio macinino e a seguire io e M.F. ci dovremmo cimentare nella pittura con una vernice particolare che abbiamo progettato insieme, in questo caso, un’idea condivisa!

Catalante

Passo una serata normale con la Creatura. Ormai pare che anche i suoi amici lo chiamino così.

Prima di partire ha deciso che vorrebbe rivedermi. Gli faccio cambiare i piani e gli propongo di fermarsi da me e partire la mattina seguente quando io me ne vado a lavoro. Lui accetta la proposta di buon grado.

Io ringambo il corso di trx e mentre mi faccio la doccia e anche dopo, quando indosso la mia salopette preferita che tutti gli uomini con cui ho avuto a che fare hanno criticato, penso che forse ho voglia di sbidonarlo.

La voglia di sbidonare nasce dal fatto che non voglio assolutamente ferirmi.

Ma inutile essere fan de “Il Piccolo Principe”se poi non mi ricordo le parole della volpe: “Ci guadagnerò il colore del grano”.

Alla fine, anche se si sta male se qualcuno con cui abbiamo passato un bel momento si allontana, ci si guadagna sempre qualcosa.

Per questo vale la pena.

Quindi una volta pronta ad uscire, mi avvio verso il luogo del nostro ritrovo. Lui ha fatto tardi, io ho fatto tardissimo.

E fin qui mi pare un’uscita con Jedi.

Mentre sto per imboccare la strada per raggiungerlo, lo vedo da lontano che cammina. Sta andando a comprarsi le paglie, così mi ha detto al telefono quando l’ho chiamato per dirgli a voce che non lo stavo sbidonando ma ero semplicemente più in ritardo di lui.

Allora decido di parcheggiare e di fare il percorso a piedi anch’io. Secondo i miei calcoli, dovrei sbucargli da qualche parte nel suo tragitto di ritorno. Mi piacciono questi giochini, sorrido, ma il mio agguato va in fumo. Deve aver fatto un’altra strada. Morale della favola, ritorno indietro per raggiungerlo esattamente nel punto dove dovevamo trovarci.

Abbiamo parlato un sacco, io ho parlato un sacco.

Finalmente una cosa normale.

Andiamo a bere qualcosa, confesso di volere uno spritz con cynar e lui più entusiasta di me, mi dice compiaciuto che non lo sa nessuno!

Beviamo.

Mi sento diversa dall’altra sera. Non è più il fine settimana ed ho alle spalle una giornata di lavoro e pure una di fronte sono anche stanca.

Ma la sua compagnia è davvero piacevole.

Annoto che anche lui è fissato con Volterra, forse più di me perché voleva andarci a vivere. Mi racconta del suo soggiorno nella mia regione, in solitaria, delle cose che ha fatto. Poi gli faccio fare forse, una cosa un po’ folle per uno di città: attraversiamo la statale in corsa senza le strisce pedonali.

Stiamo camminando in fila indiana sul ciglio della strada, quando mi dice che è contento di avermi conosciuto.

Sono quasi le dieci e abbiamo fame. Abbiamo solo bevuto!

A quel punto non ci sono molte alternative. Propongo piatto semplice a casa mia. Aglio e olio.

Anche perché sono le uniche cose che ho in casa. Ho un sacco di vino, ma il cibo scarseggia. Di solito mi approvvigiono via, via.

Forse devo tenere in casa qualcosa di scorta per essere preparata.

Ma la mia pasta aglio olio e pane grattato alle dieci e mezza sembra manna dal cielo ai suoi occhi.

Nei giorni successivi penso alla Tesio.

Per certi versi questo incontro bizzarro mi ricorda qualcosa che ho letto nel suo primo romanzo. Sì, perché anche a lei capita di avere a che fare con un ragazzo molto più giovane. Tutta un’altra storia. Ma un po’ di tenerezza sono finalmente riuscita a sentirla e non è male come sensazione.

Nel cercare parallelismi mi sono rimessa a leggere le pagine del suo romanzo e mi stavo perdendo di nuovo.

E va a finire che mi sento un misto tra lei e Catalano.

Questa Creatura mi ha fatto bene.

Mi sento grata per questa parentesi.

Mi ha smosso, senza farmi oscillare.

Mi è venuta voglia di partire e di progettare il mio Catalanico (viaggio della speranza) viaggio in piena regola. É da tutta l’estate che lo sogno ed è arrivato il momento di passare ai fatti. Ancora sono indecisa tra due Città, ma super sicura sull’impresa che voglio compiere.

Se avrò fortuna spero di aggiornarvi, molto presto sulla titanica impresa.

Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria

Ho passato un’estate di lavoro senza sosta, ho lavorato di nuovo, quando tutti voi eravate fermi.

La mia vita va in direzione ostinata e contraria al resto del mondo.

Oggi mi va di scrivere. Le mie attività sociali si contano sulle dita delle mani:

in primis, sala pesi ad orari improbabili tipo dalla 20.00 alle 21.00 così sono certa che non becco troppo affollamento che a me dava noia pure prima del covid. In questo modo posso fare i miei squat armata di bilanciere da soli dieci kg, lontano da occhi indiscreti.

Una sera confesso che eravamo in due in tutta la sala e quell’unica persona oltre a me ha deciso di venire ad allenarsi proprio dietro di me, chiedendo il permesso, e io come un cane rabbioso ho risposto che non mi dava noia, ma era sottinteso che sì, cazzo mi dai noia e come c’è la sala completamente deserta non mi ti mettere dietro scusa eh!

Spinta da Jedi mi provo anche l’allenamento trx. Sono una frana ma la sensazione di stare in equilibrio in sospensione è davvero indescrivibile. Mi sento il re del mondo proprio come Di Caprio sul Titanic, ma senza Kate Winslet. Quando riuscirò a staccare un braccio da terra, ecco quel giorno urlerò a squarciagola come Jack Dawson.

Proseguiamo.

A luglio mi sono concessa serata alcoolica condividendo una bottiglia di vino con il mio U.B. e la cosa mi rende davvero felice.

A seguire, una serata danzereccia alla festa del Santo patrono del paese in compagnia di tutte le mie amiche frikkettone.

Un’uscita in città di cui vi ho già parlato.

Poi se ne arriva l’infuocato Agosto, riesco a farmi due giorni di mare con M. F. ma forse sto attraversando una fase strana e sto leggendo un libro in cui mi sono immersa fino alla gola che mi fa da specchio nelle sensazioni di tristezza che piano piano, vengono su dal fondo. Come quando rimescoli il Mezcal e il bachino sul fondo della bottiglia rotea verso l’alto, per poi naturalmente riscendere giù.

Per chi tra voi ne avesse voglia, sto leggendo Yoga di Carrere.

Agosto è il mese che si prospetta decisamente più duro.

Non solo perché vi immagino tutti a rosolarvi in riva al mare e a me un po’ rode.

Al lavoro le cose vanno, sono riuscita a intavolare dei rapporti di pseudo umanità e l’avvenimento più emozionante di questi giorni è stato che mi sono fatta un giro sul muletto.

È stato bellissimo provare l’ebrezza dell’otto volante mentre me ne stavo a tipo due metri d’altezza a passare scatoloni al mio capo reparto.

Poi, data la latitanza da parte di U.B., ci riprovo, spinta dai miei appetiti incolmabili mi sono riscritta alla app incontri, sempre rigorosamente sotto mentite spoglie.

E nel frugare scopro grazie al radar, che U.T.G. È a pochi chilometri di distanza da me e la cosa mi turba. Non poco. Quindi cancello app. e dopo qualche giorno di pausa faccio l’ennesimo nuovo profilo.

Cosa sto cercando? Bho sono parecchio confusa, in verità mi sembrava di saperlo benissimo, volevo U.B. Ma non s’ha da fare come sostenne Don Abbondio.

Comunque vada sono qui a fare i resoconto dell’ultima “tinderata” come l’ ha definita il signor ultimo match, che udite udite chiamerò in via del tutto confidenziale la Creatura.

Ebbene sì, signori e signore ho deciso di trasgredire la regola del più giovane no. Anche perché sarebbe davvero un peccato in effetti. Dopo aver passato l’intera giornata a smontare un mobile troppo imponente che se ne stava nel mio soggiorno da otto anni riposizionarlo in modo meno soffocante e a gettare via roba inutile accumulata nel corso del tempo.

Alla fine sto quasi per mettermi nella postazione divano, per guardarmi tipo un numero illimitato di puntate della serie del momento… quando nel telefono la chat di tinder si illumina d’immenso e io che sento la la voglia di godermi questa fine estate, alla fine opto per improvvisazione. Alle 22.00 in punto, roba da ragazzini e non da donne mature sulla soglia degli anta. Decido di sbattermene e me ne vado a bermi una birra. E a fare un po’ di conversazione in leggerezza. Credo di non meritarmi di essere additata per questo.

Mi appare come il giusto premio dopo una mesata di lavoro, lavoro e ancora lavoro.

Quindi raggiungo il mio nuovo amico in un posto veramente bellino. Che serve ottima birra artigianale.

La Creatura ha solo sei anni meno di me, non è poi così Creatura ma io ci gioco un po’, anche perché ad un certo punto della conversazione mi fa la domanda che nessuna donna gradisce e mi chiede quanti anni ho.

Parliamo un sacco, mi confessa che è stato sbidonato da un amico, ma che ha deciso di partire lo stesso. Ed è in ferie qua, in un posto davvero fighissimo. E io rido perché è curioso che io che di solito sono la “maestra” degli sbidonamenti gli arrivi tra capo e collo a sostituire l’amico sbidonatore almeno per qualche ora.

Parliamo e parliamo. Beviamo e ribeviamo fino a che non ci lanciamo in un’improbabile partita a freccette che mi lascia dei dubbi sul vincitore ma sospetto di aver miseramente perso. Tanto per non farsi mancare niente, la serata si conclude nel campeggio dove la Creatura ha montato la sua tenda solitaria.

Abbiamo tutti e due il cel senza batteria. E la torcia nel mio telefono che è quello più carico dei due potrebbe spegnersi da un momento all’altro.

Quindi ci ritroviamo a vagare al buio per il campeggio più frikkettone della storia con la probabilità gigante di beccare qualche cinghiale.

La Creatura non sa ritrovare la tenda e io impreco dentro, perché penso, non potevamo andare a casa mia?!

Alla fine riusciamo nell’epica impresa svegliando, con il nostro passaggio, altri campeggiatori che, prima del nostro scalpitio, se la dormivano bellamente. Una volta raggiunta la meta proseguiamo la nostra serata di confessioni e alcool.

“Tanto chi ti rivede mai più?” intercalo tra una confessione e l’altra e questa certezza mi fa sentire libera di poter dire qualunque cosa ed è una sensazione meravigliosa.

A fine serata, decido di fingermi una vacanziera pure io, alloggiando nell’alcova della Creatura. Con estremo stupore vi confesso che dormire fianco a fianco non mi ha fatto venire l’orticaria, contrariamente al solito.

Mi sveglio all’alba e inizio a “pesticciare” come una vera stronza sa fare. Ma ho mal di testa e sono dolorante per via dell’umido della notte appena trascorsa.

“Se avessi avuto la mia macchina, sarei già fuggita” dichiaro.

Più che altro mi dispiace doverlo far alzare per riportarmi al mio mezzo.

È giunto il momento dei saluti e sento l’imbarazzo del non saper concludere come dovrebbe finire una cosa così?

Così fu quella sera dal mancato finale
Così splendida e vera
da potervi ingannare.

Una mia libera interpretazione di De André

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