Post palestra

Si ritorna alla vita!

Finalmente mi godo la mia singleintudine.

Nessuno che mi rompe il cazzo quando torno tardi dopo il mio corso irrinunciabile di fit boxe.

Per me questo è il paradiso. Cazzo.

Tornare a scazzottare quel sacco è stato fotonico!

Mi sento tirare tutti i muscoli, sono stanca, sudata e rinata.

Senza parlare della doccia post allenamento. Si sta da Dio.

“Pugno destro, pugno sinistro, gancio destro, gancio sinistro, montante destro, montante sinistro.”

Ancora “marcia” “incrocio, plank”

Il tutto va a coincidere con le scazzottate furiose al sacco.

Siamo al top. Per dirlo come una speaker di una trasmissione radiofonica famosa.

E così, nonostante l’ormone ballerino OB che deriva dall’appuntamento immancabile che noi donne abbiamo con la nostra fragile psiche, va a finire che mi sento di nuovo me. Anzi, sono me ma con più grinta, più adrenalina e pronta a sfanculare situazioni che non mi necessitano.

E pensare che la giornata inizia con le parole che E.F. Sì, me la sento ancora in testa la sua voce che mi ripete: “sei una fallita! Non concludi mai niente. Non avrai mai niente dalla vita!” Un po’ ti ci senti davvero così, a furia di sentirtelo ripetere.

Mi sentivo come se il mio cervello fosse metaforicamente diviso in due. Due emisferi completamente scollegati che lottano a braccio di ferro tra loro. Inutile dire quale dei due stava prendendo il sopravvento.

Sono piena di carica, energia, non dormirei neanche stanotte, se non fosse che domani devo alzarmi per andare a lavoro.

Sto pensando seriamente di fare un corso di boxe serio. Perché no, il Muay Thai.

Magari non è una coincidenza aver riletto “Fight Club” di recente.

Penso a Tyler Durden mentre sferro i primi colpi sul sacco.

“è solo dopo che hai perso tutto, che sei libero di fare qualunque cosa”

e in effetti proprio stamani a colazione mi sentivo stra persa. Sì lo so, non è il massimo scegliere come alter ego proprio Tyler Durden, ma almeno lui la corazza ce l’ha.

“Non c’è niente di personale contro il tuo avversario al Fight Club. Combatti per combattere”.

E così sferro calci, e provo a tenere il ritmo, anche se sono una vera frana, ma magari da qui a settembre riuscirò a tenere il tempo di tutte le altre compagne di allenamento.

Speriamo. Per ora è un gioco, una sfida personale, io che da bambina credevo di non saperlo neanche muovere questo corpo che mi è stato dato in dotazione.

Bisogna buttarsi e come diceva la Sandrelli in “Non ci resta che piangere”

“Provare, provare, provare provare, provare e provare!”.

Io mi sento di aggiungere: fottersene di quello che pensano gli altri e anche del risultato, l’importante è essere presenti a se stessi e sfidarsi continuamente.

La domenica mattina aveva già la sua crestina

Questa è la storia della Bestia e il Bello.

La storia della Bella e la Bestia sicuramente la conoscete già.

La Bestia viveva la sua vita in un appartamento con una libreria immensa piena di libri, di tutti i tipi. Da grandi classici a trattati di psicologia, fumetti, e se vi viene in mente un genere, non c’era un genere di libro che la Bestia non possedeva.

Era diventata una Bestia perché un mago crudele gli aveva scagliato contro un incantesimo, condannando la Bestia al non saper comunicare tramite parole sonore quello che pensava davvero. Ovviamente il mago, nello scagliare questo maleficio, si divertì sadicamente a comprometterne anche l’aspetto estetico e la rese Bestia in tutto e per tutto, ricoperta di una folta peluria che d’estate la condannava a soffrire le pene dell’inferno.

Un giorno, il 21 marzo 2014, arrivò un Bello a bussare alla porta della Bestia.

Si era perso questo Bello. E vedeste come era Bello. Aveva degli occhi buoni e grandi e aveva anche un sacco di tatuaggi.

La Bestia sentì una fitta al cuore, ma si ricordò presto di non saper parlare e che era piena di peli impossibili da eliminare anche con la ceretta super strong e di andare dall’estetista si vergognava.

Ospitò in casa sua il Bello, che vedendo per la prima volta quegli strani oggetti che erano i libri né risulto subito incuriosito. La Bestia gli disse: “se vuoi te ne regalo uno. Teni questo ti piacerà di sicuro! Poi ne ho due quindi te lo posso anche regalare”

“Ok, grazie, non so neanche da che parte si apre… però ecco, non è mai troppo tardi per imparare”

disse il Bello.

La Bestia proseguì:

“Visto che ti sei perso, hai bisogno di chiamare qualcuno per tornare a casa? Che sai, io sono una Bestia e, insomma non è prudente restare con me! Potrei mio malgrado, avere delle reazioni troppo brusche e anche se non voglio, non saprei dominare il mio lato animale e insomma arriverei a mostrarti i miei canini e non mi sembra il caso, sei così Bello! Potrei rovinarti, graffiarti, insomma farti del male”

“Sì, grazie, dovrei chiamare il mio migliore amico” rispose il Bello.

“Ti presto il mio cellulare!” disse la Bestia.

“Ok” rispose il Bello.

Dopo questa telefonata, l’amico Brutto del Bello andò a salvarlo dalla Bestia, a bordo di una carrozza a forma di treno tutto bianco, che viaggiava su strada senza le rotaie.

Il Bello salì in carrozza, portandosi via il libro che la Bestia gli aveva regalato.

Qualche mese più tardi, quando si mise a leggere quell’unico libro che aveva in casa, si rese conto che era un libro magico.

Ed era stato scritto con l’inchiostro simpatico, cioè con il succo di limone.

Così, leggendo le istruzioni nella prima pagina per far comparire le scritte sul libro, il Bello si mise d’impegno a capire come far comparire le scritte nelle pagine che apparentemente erano tutte bianche.

Prese un fiammifero acceso, perché nelle fiabe gli accendini non dovrebbero esistere, e lo passò sul retro della prima pagina. Che stupore quando iniziarono a comparire le prime parole!

Era un libro di incantesimi!

Ma non incantesimi per fare del male, era un libro di incantesimi per fare opere di bene, tipo guarire i malati o spezzare incantesimi che riguardavano Bestie condannate ad essere Bestie ricoperte di peli per l’eternità, e anche per sfamare gli affamati, guarire gli appestati e arricchire i poveracci.

Il Bello, che era anche molto curioso, cercò quello che riguardava gli incantesimi scagliati contro persone che sono diventate Bestie.

C’era scritto che bastava una cosa semplicissima!

Ma non era poi così semplice, cioè era semplice ma non troppo.

Bastava che la Bestia vedesse un’alba o un tramonto, o anche tutte e due le cose insieme, in compagnia di qualcuno che le voleva un gran bene.

Ma come fare?

Gli venne in mente di spulciare sui social e di vedere se la Bestia aveva degli amici.

Ne aveva tre ma erano molto distanti.

Il Bello non si rassegnò, contattò i tre amici della Bestia sui social e organizzò per la Bestia una bella gita al mare a sorpresa, senza però aggregarsi alla comitiva.

Quando la Bestia si sentì bussare alla porta e vide i suoi tre amici, rimase sconvolta e anche stupita.

Gli amici spiegarono in coro: “ Tutto questo te l’ha organizzato il Bello, te lo ricordi?”

“Come posso dimenticarmi del Bello? Pensavo che fosse solo Bello, ma credo che in fondo, forse sia anche buono. Strano perché le due cose spesso non combaciano” disse la Bestia.

La Bestia e i suoi amici partirono per il viaggio verso il mare.

E quando arrivarono sulla spiaggia, videro uno dei più bei tramonti in assoluto, quando il sole finì il suo tragitto, nascondendosi sotto la linea dell’orizzonte alla fine fecero pure un grande applauso. Come quelli che si fanno a teatro o ad un concerto di un cantautore.

Non era finita lì, ora dovevano aspettare l’alba.

Alla Bestia veniva anche un po’ da ridere, perché infondo era così semplice spezzare l’incantesimo e la soluzione le era stata sempre lì ad un palmo dal naso, ma lei non se ne era mai accorta.

Ma le cose nella vita raramente capitano per caso. Dobbiamo sempre imparare qualcosa anche dalle cose brutte.

Comunque la Bestia e i suoi tre amici, andarono a prendere una pizza da asporto per mangiare sulla riva del mare, al chiaro di luna e si misero poi ad aspettare l’alba.

Accesero un gran falò. Montarono una tenda di quelle che che si aprono lanciandosi e allestirono una piazzola abusiva sulla spiaggia.

Misero la sveglia nei cellulari e si svegliarono esattamente con le prime luci del mattino.

Quando i raggi del sole illuminarono tutto il panorama. La Bestia si trasformò in una ragazza normale che sapeva anche parlare con la sua voce senza essere fraintesa!

L’incantesimo era spezzato. Ora sì poteva avere una vita quasi normale. La prima cosa che fece la Bestia da non più Bestia fu quella di scrivere un messaggio al Bello per ringraziarlo.

FINE

Sabato beccò un granino

Prosegue la rilettura di “Fight Club”. Arrivo fino al punto, non so se vi ricordate sempre che lo abbiate letto, in cui Tyler fa le bruciature al Narratore con la liscivia. Ecco, ho dovuto chiudere il libro e passare a video di meditazione profonda per rilassarmi avevo troppa voglia di provare dolore.

Scrivo qui con la consapevolezza che mi leggerete in Germania, in Finlandia, negli Stati Uniti e in Italia e perché no magari anche il caro Macron dalla Francia. Qualcuno di voi ha letto “Fight Club”?

Se la risposta è si ho un paio di domande da porvi!

Ad esempio: la mamma di Marla? È stata mangiata? Ci hanno fatto il sapone?

Non sono riuscita proprio a capirlo.

Momento saliente della giornata: bella passeggiata con Jedi e M.F. durante la quale M.F. ci fa il riassunto di due libri che ha letto di recente.

Quando torno a casa mi fermo da Cecilia che è la mia rifornitrice ufficiale di vino e mi impossesso del mio ordine che mi basterà per tutto il mese.

Dulcis in fundo, mi scrive G.N.T.G.

Non ha mai smesso, non so che rispondergli, gli risponderò ma ci sto ancora pensando.

Vale la pena citarvi il suo ultimo messaggio che mi ha fatto però scompisciare dal ridere:

“Avvertimi quando ci sei, che passo a trovarti. Con occhiali e mascherina non mi vede nessuno. Faccio finta di essere corriere di Amazon”

Sapeste quanto ho riso! Mi ha fatto quasi piangere dal ridere!

Ma dove l’ho trovato questo? Mi dispiace mandarlo a quel paese, mi fa così ridere, poverino ma

temo di doverlo fare prima o poi.

Nel giorno inutile ho anche scritto una fiaba rivisitata, spero passi l’esame di revisione della mia editor così potrò condividerla con voi, quanto prima, con ogni probabilità ve la posterò con l’avvento della crestina.

Venerdì un bel saltino

Un fuori programma molto piacevole.

Di prima mattina scrivo messaggino mieloso a Consuelo. Mi è appena arrivato il regalo che le ho preso per il suo non compleanno, sì a me i regali piace farli lontani dalla ricorrenze che ti fanno sentire in obbligo.

Preferisco celebrare l’importanza di qualcuno nella mia vita un venerdì mattina qualunque per esempio.

Le ho preso “L’inventore di sogni” di Mcewan a Consuelo. Non lo aveva mai letto e non ho resistito alla tentazione di prenderglielo.

Al mio messaggio segue una telefonata di lei che mi propone un’escursione di un paio di ore.

Accetto di buon grado.

Mi raggiunge a casa e ci incamminiamo lungo un sentiero a me sconosciuto.

Ad un certo punto, lungo il cammino, ci ritroviamo a dover attraversare un torrente.

A me viene la brillante idea di tentare il salto che avevo in programma per questo venerdì.

Scelta impulsiva quanto pessima perché, durante il saltino mi zuppo pure il piedino!

Consuelo che è una stratega, decide di cambiare strada e di esplorare altre vie di attraversamento torrente e ci riesce alla grande.

Trova un mega tronco che se ne sta beato, appoggiato sul letto del corso d’acqua e collega precisamente una sponda con l’altra.

Consuelo si avvia per prima e riesce nell’impresa. Quando arriva il mio turno mi sento un misto tra Jhonny Castle e Daniel LaRusso. Tant’è che mi metto a sfoderare tutta la mia nozione di equilibrio mettendomi in posizione albero sull’albero e la colonna sonora è “Hey Baby” di Bruce Channel.

Una volta attraversato il torrente camminiamo nella direzione che ci siamo prefisse. Parlottando, Consuelo mi racconta aneddoti di persone a me sconosciute e una in particolare mi colpisce: la tizia in questione vede gli alieni che, non si sa per quale oscuro motivo, con lei ci parlano. Ce ne sono tantissimi ne abbiamo quasi uno a testa e ci accompagnano nella vita di tutti i giorni e per la modica cifra di cinquanta euro, lei ti garantisce di allontanarli proprio come ci si libera del malocchio.

E io che pensavo di essere strana…

Spuntò fuori mercoledì

“Forse abbiamo bisogno di spaccare tutto per tirare fuori qualcosa di meglio da noi stessi”.

Uno dei mille orecchi di “Fight Club”, pag 45. Qui mi alzo dalla stasi e mi muovo verso le mie armi di sopravvivenza: tastiera e schermo.

“Fight Club” è il primo libro che rileggo. Di solito non lo faccio, di solito memorizzo le frasi che più mi hanno colpito ed ho con le pagine un rapporto speciale, ho una sorta di memoria tattile che mi permette di ritrovare esattamente la frase che cerco.

Lo sto rileggendo, mi sembra che mi faccia compagnia in questa sorta di attesa. È un libro importante per me. Palahniuk è il mio eroe. Lo scorso inverno mi sono letta pure “Tieni presente che”: un manuale per gente che vuole scrivere e contiene diversi aneddoti su questo folle autore.

Mi sta facendo venire voglia di scrivere, scrivere e scrivere ancora.

Sì, perché questa è una storia molto particolare. Sto immaginando il nome del mio alter ego

che mi fa vivere in maniera adrenalinica e riempie di cicatrici la mia epidermide mentre si impossessa del mio corpo e della mia mente.

Sento che devo isolarmi, altro che uscire. Non è ancora il momento di romperlo questo guscio. Almeno, non per me.

Non riesco a gestire nessuno. Mi auto convinco di essere inavvicinabile e che sia un bene se le persone mi vogliono stare alla larga, sono troppo complicata. Troppo enigmatica. Troppo per chiunque, anche per me stessa.

Eccomi: sono Meme, l’alterego di Emme.

Ho vinto io sulla sua personalità depressa e tendente al privarsi della gioia dell’aria aperta di Emme.

Anche perché Emme, dopo aver letto “Fight Club” si è sentita troppo coinvolta e in una conversazione con Jedi si è messa pure a piangere.

Se fossimo in “Fight club” starebbe ancora pensando al narratore e le fa un gran male pensare al narratore di “Fight Club”.

Sente questo cazzo di vuoto.

Alla fine, nonostante i suoi dubbi, mi sono impossessata del suo corpo e l’ho portata fuori.

Aveva fissato un incontro e stavolta abbiamo giocato a Jenga, sorseggiando una birra artigianale con un amico che, come volevasi dimostrare, ci ha stracciato. Però ci ha offerto una birra.

E quindi è statisticamente dimostrato che di mercoledì si può anche uscire. Anche senza sfondare il divano, un’oretta si può giocare al Jenga al parco giochi.

Mentre fantastichiamo sulla stravagante idea di acquistare un Jenga versione gigante pensiamo che

potremmo fondare il Jenga Club, sarebbe un club gratuito e se ne potrebbe anche parlare e già ci immaginiamo le regole:

La prima regola del Jenga Club: si deve parlare del Jenga Club.

La seconda regola del Jenga Club: si deve parlare sempre del Jenga Club.

Terza regola del Jenga Club: comporre la torre di blocchi e assicurarsi che sia stabile.

Quarta regola del Jenga Club: se qualcuno si accascia, è spompato e grida “Jenga” fine del gioco.

Quinta regola del Jenga Club: si gioca a turno e solo due per volta.

Sesta regola del Jenga Club: una sfida alla volta, ragazzi.

Settima regola del Jenga Club: il gioco dura tutto il tempo necessario

Ottava ed ultima regola del Jenga Club: se questa è la vostra prima sfida a Jenga, dovete giocare!

N.B. Esistono anche delle varianti che prevedono penitenze: quando un giocatore prende un blocchetto della torre, deve eseguire l’azione che trova scritta sul legno.

Martedì beccò l’ovino

Inizio subito di prima mattina con la mia centrifuga, sì come una lavatrice che gira a tutta velocità solo che al posto dei panni ci sono i miei pensieri.

Che a quanto pare qualcuno tra voi è curioso di leggere e per questo sento la necessità di ringraziarvi tutti dal profondo del mio cuore che non è poi così arido.

Penso che da quando E.F. (Ex fidanzato) se n’è andato ho smesso di guardare il tg. Ne avevo bisogno.

Troppe profezie a lunga durata mi arrivavano da quella scatola nera e anche da lui. Vi giuro che era una cosa insopportabile.

E in effetti, ho passato le due settimane di chiusura da zona rossa probabilmente meglio di chiunque di voi cioè con Memolo a fare un sacco di giochi scemi ed il tempo è decisamente volato.

Compreso l’ultimo giorno che non vi ho raccontato,abbiamo giocato anche campana. Gioco a cui non giocavo dal lontano 1993, probabilmente. Mi sono ritrovata con due bimbi al parco giochi a giocare a nascondino e a shangai e ora confessatemi di non invidiarmi neanche un po’!

Penso che un buon proposito di questo martedì potrebbe essere quello di guardare un tg tutto intero.

Rifletto su quanto tutta questa situazione ci abbia cambiato la vita a tutti. Ci ha tolto un sacco di cose, troppe.

E con il tg sullo sfondo, i pensieri di quello che non abbiamo più prosegue.

E oggi come ieri sarei stata tutto il giorno in palestra, ci avrei preso la residenza.

In via del tapiroulant n0.

In mezzo alla centrifuga associo un altro pensiero ad un fumetto che devo leggere, che si intitola: “Un’iperbole e mezza. Il mio cane è scemo, il mondo è crudele e io sono sconnessa più che mai” di Allie Brosh. Me lo ha suggerito mio figlio.

Con tutto questo marasma, penso che potrebbe ispirarmi molto e mi sono rispecchiata nel racconto ermetico che M.F. mi ha fatto sull’autrice, che a quanto pare soffre di qualche tipo di disturbo psichiatrico serio. E in questi giorni di chiusura penso di soffrirne anch’io, sì sono un’ipocondriaca di malattie mentali. Quindi stamani mattina decido che devo sfruttare al meglio la condizione mentale che mi ritrovo. I matti servono a questo: a permettere a voi altri di farvi una risata sui loro pensieri sciocchi.

Sono giorni che ho in testa poesie da auto scrivermi per mail. Qualcosa ho già scritto ma non ho pubblicato, è ancora tra le mail che mi sono inviata da sola.

Questo è solo l’inizio del martedì mattina di una mente probabilmente bipolare.

Poi si porta il pargolo a scuola e si aspetta visita di Consuelo.

Ore 8.35 circa arriva Consuelo, stiamo gran parte della mattinata insieme, ci confessiamo.

Mi definisce una tipologia di persone “scordata” cioé senza la corde in un mondo di accordati, mi rendo conto che ha ragione da vendere e probabilmente dovrei vivere allo zoo.

Smette un po’ di piovere e riusciamo anche a camminare un pochino.

Rientriamo in casa e le dico che voglio portare mio figlio in viaggio, a breve, in un posto che è assolutamente top secret.

Lei mi dice che lei in quel posto non c’è mai stata e che sarebbe bello andare tutti e quattro insieme, come ai vecchi tempi.

Così intanto ci facciamo un volo pindarico e progettiamo un fine settimana lungo, probabilmente estivo.

Consuelo armeggia con il cellulare e i voli sono davvero a prezzo stracciato, che dico stracciato, stracciatissimo.

Mi verrebbe voglia di prenotare subito, ma non si può, pensiamo alla scuola, al fatto che quando torniamo poi c’è da stare in quarantena. E rimandiamo mentalmente la data del nostro spostamento.

Poi Consuelo torna a casa e, manco a farlo apposta, chiama E.F. che ci prova a far partire una conversazione pacifica, per farmi sentire quanto è felice in questo momento, che ha trovato una sostituta valida e via discorrendo.

Però riesco a percepire la sua finta ostentata tranquillità. Lo scopo della telefonata è che vuole che io gli faccia pure il trasloco.

Non so se mi spiego, vuole proprio che gli porti le valige a casa.

Rido adesso. Ma quando me lo sento chiedere gli urlo letteralmente che se lo può scordare.

E poi ovviamente non perde occasione per ribadirmi che persona cattiva io sia, che sono un’animale, senza cuore e perché no sono anche immatura.

Rispondo ribadendo, che lo so, che so tutto, ma che non ho bisogno della sua psicanalisi gratuita e che sarebbe il caso che anche lui si facesse un esame di coscienza perché testuali parole magari un cinque percento contro il mio novantacinque per cento di colpa è anche la sua.

Non sono una persona facile, sono la persona più difficile sulla faccia della terra!

La telefonata, o meglio le telefonate, perché mi chiama a raffica dieci volte, potrebbero finire lì, ma lui insiste e alla fine esausta di sentire “where is my mind” che poi è la mia suoneria, rispondo.

Un’ultima volta in maniera definitiva e chiudo incazzatissima urlando chiaro e tondo:

“Non ho niente da dire” tanto anche se dico una qualunque parola vengo reinterpretata e additata e sapeste quanta merda mi scaraventa addosso.

“Non credo che sia il caso di sentirsi, non ho voglia né bisogno che tu mi mandi in crisi con la tua morale che ovviamente non combacia con la mia. Sì, sono una stronza, sì sono una grande stronza.

Spero ti faccia sentire meglio sentirmelo ammettere. Ma io non ho voglia di farti il trasloco, né tanto meno ho voglia di vederti. Perché non sopporto neanche di sentire la tua voce al telefono!”

E sembra apparentemente finita qui. Speriamo che lo sia.

Ore 13.00

Di nuovo recupero mio figlio a scuola, pranzo veloce, videogiochi un’oretta, compiti.

In pausa compiti mio figlio mi racconta i giochi da intervallo: ad esempio premere tasti a caso su mortalKombat nella vita reale, o fingere risse.

Giochi da maschi farciti di ormoni. Ma almeno me lo racconta!

Ancora la giornata non è finita… ma sembra tutto piatto per adesso.

Ore 17.22 mi decido a fare acquisto folle di questo mese, compro set di coltelli che non sono proprio da chef ma piano piano arriverò a regalarmi pure quelli della Global.

Quelli che ho preso mi sembrano fighissimi, sono addirittura viola cangiante.

Sono strafelice e non vedo l’ora che arrivino!

Lunedì chiusin chiusino

La nuova settimana inizia con rovesci costanti.

Ho più conferme che questa metereologia novembrina pesi un po’ sull’umore di diverse persone:

ho un lungo scambio di messaggi anche con Cecilia, altra cugina, quella che mi ha prestato il computer la settimana scorsa. Penso che forse si sta annoiando pure lei se è li pronta a rispondere alle mie cazzate.

Tra un invio di curriculum e l’altro, di mattina mi arrivano diverse telefonate in ordine prima da Consuelo che avendo letto il mio ultimo post mi chiede se può venire con me a Bologna e ci inventiamo una serie di giustificazioni ipotetiche, quella che per entrambe sembrava la più logica era che dovessimo seguire un corso per fare i tortellini.

Mi sembra una giustificazione super valida, no?

Poi, in tarda mattinata il mio amico Jarry, amico comune mio e del mio ex, mi avvisa gentilmente forse perché ha bisogno di condividere la sua sensazione da essere umano allibito, che il mio ex mi ha sostituita velocemente. Sì, sostituta come si sostituisce un oggetto.

“Sì, gli dico, tranquillo, lo so. Guarda sinceramente, meglio così”.

Ma lui professa:

“Sono scioccato, credimi”

“Ma di che? Meglio così, davvero. A me preoccupa solo cosa potrebbe dire in giro su di me, omettendo certi suoi comportamenti veramente esagerati e soffocanti che ha avuto nei miei riguardi. Ma pazienza me ne farò una ragione. Poi se lui è contento così, davvero, sono stracontenta per lui.

Almeno non mi romperà più le palle!”

Dopo ovviamente, confesso il tutto anche a Vanessa, Jedi lo sapeva da quando l’ho saputo io.

Quando me lo ha detto lui, in una delle ultime telefonate: “Sai vedo una… Tu cosa hai fatto?”

Io ovviamente non dico niente, anche perché mi pare un giochino al massacro inutile.

E sinceramente, mi pare anche, di averlo massacrato abbastanza questo E.F.

Non mi sembra il caso di raccontarsi queste cose che tanto, fanno solo incazzare.

Proseguiamo. Ore 13.00

Vado a riprendere mio figlio a scuola, ieri si è rotto un dito del piede!

Ha un alluce gigantesco, lo ungo con arnica doppio strato e lo faccio stendere sul divano tutto il giorno.

Ha fatto anche tutti i compiti, ma oggi aveva l’uggia anche lui. Ci saremmo scorticati a vicenda, se non ci fosse questo legame di sangue che ci impedisce di farlo.

Poi mi basta una canzone e parto con il cabaret con mestolo usato come microfono e lui mi guarda rassegnato scuotendo la testa. Però ride anche un po’ sotto i baffi che a breve gli spunteranno.

Sembra che sia piovuto un po’ dappertutto, me lo conferma anche la telefonata serale con Jabba che è in Ciociaria in questo momento. Quindi deve essere piovuto tutto il giorno pure lì.

Gli chiedo se è lui a leggermi dalla Francia, mi risponde che forse è Macron, perché lui mi ha letto dall’Italia oggi, quindi dev’èssere stato per forza Macron, probabilmente mentre è alla toilette.

Sì, voi lettori sconosciuti e conosciuti reali e immaginati, sappiate che vi visualizzo mentalmente tutti, nessuno escluso leggermi mentre espellete i vostri scarti corporei solidi dentro al wc.

Se parliamo di lettori francesi il collegamento viene automatico, ho finalmente risolto in modo pacifico la questione con U.T.P.G.

Nelle puntate precedenti, ci siamo mandati dei messaggi di merda, io ho proprio decisamente perso pericolosamente il mio equilibrio. E la cosa mi fa molto incazzare: con lui avrei dovuto mettermi tuta e accessori da cavaliere oscuro.

Ma inutile piangere sul latte versato. L’armatura in quel momento era in lavanderia e poi forse mi ci sarebbe voluto anche Robin a guardarmi le spalle con U.T.P.G.

Comunque c’è stato uno saluto reciproco simil affettuoso in cui si ristabilisce l’ordine delle cose e finalmente prendo consapevolezza che sono io il gatto e lui la trippa e vi confesso che quando capisco questo non so perché mi sento un po’ meglio. Forse perché i gatti mi piacciono?

E questo lunedì si conclude in bellezza con la conversazione liberatoria del fine giornata tra me e Jedi.

Rifacciamo un po’ il riepilogo della settimana precedente, pensiamo ai momenti salienti, ripensiamo all’esame, le racconto di Memolo che ieri era metereopatico anche lui ma che abbiamo fatto step sul marciapiede, coperti dagli ombrelli sotto la pioggia, abbiamo fatto ben una quarantina di volte saliscendi il gradino.

Poi mentre parliamo di come E.F. mi ha sostituita le confesso anche che quando è venuto a riprendersi alcune cose mi ha erroneamente portato via i calici nuovi appena comprati e l’unico coltello buono, che mi era stato regalato personalmente da un vecchio chef con cui ho lavorato.

Ma cavolo! Con tutta la roba che ha da riprendere…mi porta via proprio l’unico coltello mio?

E i bicchieri appena comprati? Questo mi fa incazzare più della sostituzione di persona.

Bho, si vede che abbiamo altre priorità.

Io devo ricomprare dei coltelli super sonici. Nuovo punto da aggiungere alla lista delle cose da fare.

E poi ovviamente mi parte il vero momento ilare in cui le racconto di come sono riuscita a disfare anche quella pseudo cosa con U.B. ci immaginiamo un’ipotetica conversazione epistolare in cui chiedo a U.B. di passare il testimone ad un suo parente stretto, un amico intimo, insomma qualcuno di valido che sul “ring” si comporti esattamente come lui. Se poi quando è finito il match, mi manda anche un messaggino di apprezzamento va anche bene! Non mi monto la testa, so che è come lasciare la mancia ad un cameriere che ha fatto bene il suo lavoro.

E ancora non mi capacito che lui si voglia riprodurre proprio ora in piena pandemia. Dai via aspetta un altro po’ a riprodurti, che già a me le persone non mi piacciono, dove lo ritrovo uno e soprattutto uomo “bravo” come lui? Con cui riesco a fare tutto quello che faccio con lui in quel modo lì e con quella fiducia? Mi sembra un’impresa impossibile.

A fine conversazione le racconto come sono andate le cose nel dettaglio e le racconto le testuali parole dei messaggi finali che io e U.B. ci siamo scambiati.

io gli ho scritto:

“Boia”

lui mi ha risposto “ Dé”

allora io gli ho riscritto: “ Boia dé.” e sto ancora aspettando una risposta a questa improbabile conversazione tra premi nobel!

Questo era solo lunedì.

magritte

Iperbole Settimanale

05/04/2021

inizia lunedì che è Pasquetta, e sono sommersa di fogli e domande e slide da studiare a memoria 46X3 domande e risposte di un quiz che dovrò fare il giorno seguente.

Tra un uovo di Pasqua e l’altro, mi riempio lo stomaco per non grattarmi la testa. Sì lo so questa cosa è da manuale di psichiatria clinica.

Sì, so anche questo, dovrei andare da un uno bravo…ma non esiste uno in grado di tenere testa al mio cervello e alle mie mille macchinazioni cervellotiche. Se pensate di conoscere qualcuno che ha voglia di fare sperimentazioni cliniche e una bella partita a scacchi con il mio cervello, vi imploro di presentarmelo!

Ho un disturbo ossessivo compulsivo che mi spinge continuamente a farmi del male. Perché io adoro farlo! Mi piace troppo, forse perché da qualche parte ho bisogno di sentire male, perché se non sento male non esisto. Sento quindi esisto. Altro che penso, non basta pensare. Se dovessi esistere tutte le volte che penso, allora ci sarebbero un sacco di versioni di me.

Ma andiamo oltre non è questa la sede opportuna.

Insomma, riesco a sopravvivere ad una crisi isterica in piena regola che mi porta a dichiarare alla mia Jedi tra le lacrime: “Non ce la farò mai, non so niente boccerò di sicuro a questo cavolo di esame!”. Poi, dopo aver pianto tutte le lacrime che avevo in corpo, mi calmo, mi faccio una doccia, mi godo il divano e mio figlio e ci rilassiamo a guardare The Big Bang Therory.

06/04/2021

Martedì, il giorno fatidico dell’esame. Ci siamo! Mega ripasso di tutte le 46×3 domande insieme a Jedi, non è proprio vero che non so niente, sostiene lei. Certe cose le so in maniera inequivocabile.

Comunque arriva l’ora x, mi connetto alla piattaforma armata di documenti riconoscitivi e di tutto il mio sapere. Mi sto ricordando del motivo per cui ho lasciato la mia carriera universitaria. Sento davvero il cuore che mi sta per uscire dallo sterno da quanto pompa. Con una voce flebile e tremante dico alla prof che il link per sostenere l’esame proprio non vuole saperne di aprirsi. Facciamo tre o quattro prove ma non si apre. La prof snervata infine mi comunica che mi farà sostenere l’esame qualche ora più tardi rispetto al previsto.

Allora cosa faccio? Corro a prendere un altro computer a casa di mia cugina, che per fortuna sta qui vicino e per altrettanta fortuna mi può prestare il suo.

Ok, Mi cala la tensione, mi sento il cervello come dopo un’ora di fit boxe. Spompato stanco e anche un po’ fatto.

Calo adrenalinico in picchiata.

Pranzo veloce, due passi sotto la pioggia per scaricare il nervo. E poi siamo di nuovo all’ora x. Ovviamente, altro intoppo: non riesco ad accedere alla piattaforma dell’università, chiamo la segreteria, emulo la voce della signorina che gentilmente mi risponde ai quesiti sul mancato accesso, provocando le sonore risate di Jedi.

Finalmente riesco ad accedere.

Di nuovo, appello, documenti, esame verrà registrato, annuite con la testa. Ok, tutto fatto, si parte.

E io che non avevo mai copiato niente in vita mia, con la collaborazione della mia Jedi immaginaria ma anche con tutta la farina della mia memoria fotografica, riesco a compiere l’impresa più epica di questo 2021.

Ovvero passare questi tre esami universitari in un botto solo!

Sono così gasata che penso che in estate proverò a richiedere una borsa di studio e rimettermi sui libri.

Spero di non perdermi per strada stavolta, mantenere obiettivo davanti a me e via verso l’infinito e oltre.

Torna mio figlio, che nel frattempo è stato parcheggiato dai nonni, e saltiamo per tutta la casa per festeggiare avvenimento del giorno madre tiranna che passa esami!

Ok, ci si può rilassare.

07/04/2021

Oggi è il giorno dell’invio nuovo di curriculum vitae, aggiornato rivisto e modificato con nuovo titolo di studio, a tutti. Ma proprio a tutti. E chi non mi vuole non sa cosa si perde cazzo. Colonna sonora del giorno Mad world

08/04/2021

Giovedì. Un po’ di leggerezza. Sento al telefono la mia amica Vanessa che mi racconta un aneddoto meraviglioso che la riguarda di persona.

Le prometto che ci scriverò un racconto zozzo, ma nel frattempo non riesco a non trattenermi dal condividere con voi che la mia amica Vanessa è diventata una star del cinema amatoriale.

Ci sarebbe pure da chiederle l’autografo.

Infatti, dopo un incontro inaspettato e provvidenziale avvenuto mesi fa in un centro estetico, la mia amica ha avuto l’onore di conoscere senza sapere neanche troppo bene chi fosse il famoso regista della nota casa di produzione 4×4. Sì, per gli amanti del genere, vi informo che Vanessa ha conosciuto proprio lui il famoso Carlo Magno!

E superato il provino, ha pure girato un film con tale regista celeberrimo e famosissimo.

09/04/2021

Venerdì. É tempo di tagliare rami secchi, forse, o comunque io da sempre sono nota per disfare le cose e anche per fare tutto da sola, non a caso pur cimentandomi nel gioco del Jenga perdo di continuo.

E tanto per non smentirmi insomma chiudo(?) anche con il mio caro uomo bestia. E un po’ mi dispiace. Soprattutto perché ci scambiavamo preziosissimi consigli su serie tv da guardare e su libri da leggere. Ma probabilmente il destino ha in serbo per noi altri progetti. E pensare che il motivo del mio incontro era quello di farmi dare ripetizioni di anaffettività basica. Invece mi confessa che vuole mettere la testa a posto. Così me ne torno a casa anche se mi ha insegnato a battere il cinque come fanno i giovani contemporanei e comunque anche stavolta uomo bestia mi fa sentire arricchita. Ma un po’ triste perché mi ha fatto vedere la sua umanità che però a me non è mai stata rivolta e ribadisco U.B. Non mi mi ha mai contemplato, poi non sa niente di me, né lo ha mai voluto sapere. Quindi niente di nuovo sul fronte occidentale.

10/04/2021

Sabato. Concludo la settimana con un colloquio in video chiamata con una coppia di ragazzi di Bologna per andare a girare a casa loro un video clip musicale con al seguito tutti i miei mazzi di tarocchi. Farò la tarologa finta in un video di un gruppo musicale. E scopro con estremo piacere che avrò pure una giustificazione più che valida per raggiungerli avendo firmato un contratto con i suddetti per fare la comparsa sul set. Sono gasatissima e non vedo l’ora!

11/04/2021

Domenica. Chiudendo in bellezza, passerò dieci magiche ore con Memolo.

Direi che è stata una settimana densa pure questa, no?

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